BiodiversitÓ del Veneto

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Il genere Triticum ed il frumento tenero

prime rappresentazioni del mais
Coltura da seme del Ventinove (Colognese) Fondo del sig. Martinelli a Cologna Veneta nel 1923 (Istituto Bolognese di Cerealicoltura, 1927)

L'evoluzione del genere Triticum, dalle forme spontanee a quelle coltivate, inizia circa 13.000 anni or sono, nell'Asia sud-occidentale nell'area denominata storicamente come Mezzaluna fertile. A partire da quel periodo, infatti, si è avuta una progressiva colonizzazione da parte delle specie graminacee degli spazi resisi liberi dalla riduzione della superficie boschiva, determinata dai cambiamenti climatici che caratterizzarono quel periodo.
Probabilmente una delle prime specie coltivate fu il Triticum monococcum (genoma AA), conosciuto oggi anche come farro piccolo (Einkorn), derivato da forme spontanee e caratterizzato da spighe piccole, con rachide fragile e seme vestito.
Oltre a questa specie, ha inizio anche la coltivazione delle forme tetraploidi (genoma AABB) come il Triticum dicoccum, caratterizzato da spighette portanti 2 cariossidi vestite e generalmente lunghe. Tale specie viene tuttora coltivata in particolare nell'Italia centro meridionale con il nome di farro medio (Emmer).
Solo successivamente inizia la coltivazione delle specie esaploidi, nelle forme sia vestite (Spelta) che nude (Triticum. aestivum - genoma AABBDD), derivate probabilmente, anche se l'origine non è ancora del tutto chiarita, attraverso incroci accidentali tra diverse specie. E' probabile che le forme a seme vestito come i farri e lo spelta siano state preferite durante questo periodo alle forme a seme nudo, grazie ad un maggior adattamento e resistenza alle diverse avversità.

prime rappresentazioni del mais

Durante il periodo dell'Impero Romano, Roma rappresentava la capitale del commercio: in essa confluivano merci provenienti da tutto il mondo e tra queste giungevano il monococco dall'Asia Minore e dai Paesi Balcanici, il dicocco dall'Africa settentrionale e dal bacino del Mediterraneo, ma soprattutto il farro o "Spelta" dalla Germania barbarica. Nella letteratura latina questa pianta viene citata da Diocleziano in un suo editto del 301 d.C.: ad essa egli si riferisce riportando proprio il nome germanico "Spelta".
Il frumento durante l'Impero romano ebbe notevole diffusione e fu alla base dell'alimentazione della popolazione dell'Impero in special modo per i ceti medi e la classe nobile, fino al Medioevo, periodo caratterizzato da una lunga fase in cui gran parte del territorio era destinato all'economia silvo-pastorale. I cereali coltivati erano quelli dotati di scarse esigenze nutritive e più facilmente conservabili come la segale, l'orzo, lo spelta ed il miglio.
Nelle aree più vicine alla città e nelle terre migliori ricompariva tra il 1400 e il 1500 il frumento tenero.
Nel Veneto in questo periodo hanno inizio le bonifiche dei terreni paludosi con l'intensificazione degli scambi commerciali legati al frumento e al pane, considerato sempre più la base dell'alimentazione della popolazione.
Nella seconda metà del 1800, il frumento tenero nel Veneto era molto diffuso, ma coltivato in maniera estremamente povera con rese medie ad ettaro piuttosto basse (10-12 q.li/ha).
Il seme impiegato proveniva da vecchie popolazioni locali come il Cologna od il Rieti, originario quest'ultimo dalla omonima Piana, caratterizzata da una fertilità del terreno simile a quella della pianura d'origine alluvionale Veneta. All'inizio del secolo scorso, il frumento tenero era la coltura più diffusa nel Veneto e copriva una superficie di 190.000-350.000 ettari, gran parte in pianura (80-84%). In quel periodo incominciava a sentirsi l'esigenza di migliorare le rese unitarie con i primi interventi migliorativi.
Furono, così, impiegate le nuove selezioni ottenute dalle vecchie popolazioni locali in grado di migliorare le rese del frumento soprattutto nei terreni più fertili di pianura. Le migliori selezioni furono il Cologna 12 e il Gentil Rosso 48 operate dal Todaro e l'insieme di queste selezioni, tra la fine del 1800 e l'inizio del 1900, copriva il 70% delle superfici a frumento nel Veneto.

prime rappresentazioni del mais
Raccolta manuale del grano (Società Produttori Sementi, 1929)

Il miglioramento del grano iniziò dal 1925, in concomitanza della "battaglia del grano", promossa su tutto il territorio nazionale per svincolare il nostro paese dall'importazione che gravava pesantemente sul bilancio economico.
Molto importante fu l'impiego delle "razze elette" ottenute da N. Strampelli (1866-1942), uno dei primi nel mondo a preconizzare l'incrocio e studiare l'ereditarietà dei caratteri per migliorare il frumento. Si diffusero anche nel Veneto tra il 1920 e il 1945 le nuove varietà ottenute dallo Strampelli: Ardito, Mentana, Villa Glori e Damiano Chiesa più produttive e maggiormente resistenti al freddo e alle ruggini.
In seguito, assieme ad una cerealicoltura nettamente più fiorente, nel Veneto si diffusero altre nuove varietà molto produttive, tra le quali il S. Pastore 14, riselezione ad opera di Cirillo Maliani (1946) della varietà originaria S. Pastore (Balilla x Villa Glori) ottenuta nel 1931 dallo Strampelli. Questa varietà fu la più coltivata tra il 1946 e il 1975 in Italia e nel Veneto per le sue ottime caratteristiche di produzione. Le varietà più diffuse alla metà del secolo scorso erano: S. Pastore 14, Impeto, Mara, Tevere, Aquila, Freccia, Funo, R37.
Importante fu anche il ruolo dell'Istituto di Genetica e Sperimentazione Agraria "N. Strampelli" fondato nel 1954 a Lonigo (Vicenza), a supporto della cerealicoltura locale. Le costituzioni di frumento tenero ottenute dall'Istituto sono state: Libellula, Lontra, Lince, Lucciola, Leone e Leonardo, varietà importanti per la granicoltura del Veneto e, nel caso di Libellula e Lontra, anche per alcuni paesi esteri come Jugoslavia, Ungheria e Cina.

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