Campanino

Informazioni storiche

 

Sinonimi: Modenese

 

La mela Campanino appartiene alla famiglia delle Calville bastarde, caratterizzate da polpa soda, tessuto compatto di gusto vinoso-acidulo che ricorda quello delle renette, forma generalmente simile a quella del cotogno (Tamaro, 1935). La sua origine non è nota, ma probabilmente deriva da un semenzale delle coltivazioni modenesi, come fa ritenere il più comune sinonimo (Breviglieri, Solaroli, 1949).

La prima citazione “ufficiale” di questa varietà si deve a Tamaro (1915), che mise in rilievo la stagione invernale di maturazione e la provincia di origine, il Modenese, da dove i frutti venivano esportati in altre parti d’Italia e d’Europa, dove erano molto ricercati.

Molon (1926), che descrisse la varietà come “allo studio”, e Tamaro (1935) concordarono in un’impressione favorevole della varietà, lodando della pianta la forza e la produttività, del frutto la lunga conservabilità. Il Tamaro descrisse anche la particolare tecnica impiegata per far maturare i frutti, che all’epoca venivano ammucchiati in cumuli ed esposti per almeno un mese al gelo e alla neve, fino al viraggio del colore da verde a rosso.

A metà del XX secolo il Campanino rimaneva abbastanza diffuso soprattutto nelle medie e basse province di Modena e Reggio Emilia, nell’Oltrepò mantovano e nel Ferrarese. Era considerata una buona varietà locale, accreditata per il consumo in loco ma anche in grado di alimentare una certa corrente di esportazione soprattutto in Germania (Breviglieri, Solaroli, 1949).

Nel Veneto, venne coltivato nel Rodigino solo poco dopo il 1929, quando giunse a rappresentare il 25% della produzione melicola provinciale, per poi scomparire completamente; si mantenne almeno fino al 1948 nel Veneziano (dove nel 1929 rappresentò fino al 50% della produzione totale!) e ancora più a lungo nel Trevisano, dove però non superò mai il 10% della produzione complessiva (Breviglieri, 1949).

I suoi principali difetti, soprattutto la tardiva entrata in produzione, la difettosa pezzatura dei frutti e la particolare attenzione richiesta nella potatura e nelle altre operazioni colturali (Breviglieri, Solaroli, l.c.), ne limitarono progressivamente l’impiego, fino alla definitiva e completa sostituzione con le varietà moderne (Candioli, 1941).

 


Bibliografia

BREVIGLIERI N., 1949 – Elenco per provincia delle varietà di melo diffuse fino al 1929, in produzione o non in produzione nel 1948 e preferite nei nuovi ampianti. Atti III Congresso Nazionale di Frutticoltura, Ferrara – 9-14 ottobre 1949. Vallecchi, Firenze.
BREVIGLIERI N., SOLAROLI V., 1949 – Indagine pomologica. Descrizioni e indagini sulle varietà di mele e di pere. Atti III Congresso Nazionale di Frutticoltura, Ferrara – 9-14 ottobre 1949. Vallecchi, Firenze.
CANDIOLI P., 1941 – Il melo. Cassa Risparmio Verona, Vicenza, Belluno. Verona.
MOLON G., 1926 – Le piante da frutto raccomandabili per l’alta Italia. Atti Congresso Pomologico di Trento, 20-20 settembre 1924. Scotoni, Trento.
TAMARO D., 1915 – Trattato di frutticoltura. Hoepli, Milano.
TAMARO D., 1935 – Frutta di grande reddito. Hoepli, Milano.