Bella di boskoop

Informazioni storiche

Sinonimi: Apfel der Zukunft, Bella del Bosco, Belle de Boskoop, Golden Reinette, Goldreinette, Goudreinette, Graue Winterrenette, Pum dij tre culur, Pum di tre culor, Renetta di Montfort, Reinette Belle de Boskoop, Reinette de Montreuse, Reinette mostrueuse, Reinette von Montfort, Schöner von Boskoop, Schoone van Boskoop.

 

La Bella di Boskoop è una cultivar inquadrabile nella famiglia delle Renette ruggini o grigie, caratterizzate nel complesso da una forma del frutto appiattita ma arrotondata, grandezza media, buccia rugginosa, polpa croccante e compatta (Tamaro, 1935). Di questa varietà sono conosciuti cloni con frutti di colore diverso (giallo, rosso o verde): da questa particolarità derivano i nomi popolari, usati soprattutto in ambito padano, col significato di Mela di tre colori.

La Bella di Boskoop è, secondo alcuni, una mutazione di Reinette de Montfort, individuata nel 1856 da K. J. W. Ottolander a Boskoop, presso Gouda (Paesi Bassi) (Bergamini, Faedi, 1983). Altri pomologi indicarono invece l’origine proprio a Montfort, presso Utrecht, osservando che il vivaista Mathieu (di Montfort) mise in commercio la pianta prima di Ottolander, che però la presentò come un proprio semenzale (Molon, 1901). Secondo Hasselman Stahl e von Boskoop, infine, il nome Bella di Boskoop sarebbe solo un sinonimo di Renetta di Montfort, e i due nomi vennero spesso associati negli elenchi sinonimici.

In ogni caso, già nel 1863 Bella di Boskoop era diventata una cultivar molto diffusa nell’Europa centro-settentrionale, mentre per la sua comparsa in Italia si dovette attendere l’inizio del Novecento (Tamaro, 1935). Il frutto, di ottimo sapore e di grandi dimensioni, era molto ricercato nei mercati del Nord Europa (in particolare Francia e Olanda), verso i quali poteva essere esportato anche grazie alla notevole resistenza al trasporto (Tamaro, 1935). Se Molon (1926) lodò questa mela per la produttività elevata e costante e l’ottimo sapore della polpa, Tamaro (1915) la descrisse come “di prima qualità da tavola e da cuocere”, spingendo il proprio apprezzamento fino a definirla “dopo la Pearmain dorata, la migliore mela che si conosca e a indicarla come “la mela dell’avvenire per il commercio”. All’impegnativa affermazione seguiva il suggerimento di impiegare la Bella di Boskoop, all’epoca ancora poco conosciuta, nelle località dove la delicata e assai meno longeva, benché più produttiva e quotata, Pearmain dorata avesse mostrato problemi di durata in produzione (Tamaro, 1923).

La Bella di Boskoop venne coltivata soprattutto in Trentino-Alto Adige fin dai primi decenni del secolo trascorso (Boni, 1924), ma per osservarne una più forte diffusione fu necessario attendere l’ultimo dopoguerra, quando divenne, negli anni ’50-60, una delle varietà di mela più coltivate (Dalla Fior, 1963). Se Breviglieri e Solaroli (1949) indicarono che la varietà era diffusa in più parti d’Italia (oltre che in Olanda, Germania, Francia e Svizzera), Tassinari (1976) tornava a limitarne l’areale di coltivazione in Italia al solo Trentino-Alto Adige. Del resto, gli stessi Breviglieri e Solaroli (l. c.) ammisero una miglior riuscita nelle regioni interne delle Alpi.

Oggi la varietà è coltivata in pochi impianti di piccole dimensioni, che alimentano un mercato di nicchia soprattutto nella Valle del Noce (TN), mentre è sporadicamente coltivata in tutta l’Italia settentrionale a livello amatoriale. In tempi recenti la coltura da commercio si è diffusa anche nel Veneto, ad esempio in Val Leogra (VI), soprattutto per una discreta resistenza alla ticchiolatura che la fa preferire negli impianti “biologici”.

Negli ultimi anni la diffusione di questa specie è in declino in tutta Europa, pur essendo ancora tra le più coltivate in Belgio e nei Paesi Bassi.

 


Bibliografia

BERGAMINI A., FAEDI W., 1983 – Monografia di cultivar di melo. Ist. Sperim. per la Frutticoltura, Roma.
BONI G., 1924 – La frutticoltura trentina. Lattes ed., Torino-Genova.
BREVIGLIERI N., SOLAROLI V., 1949 – Indagine pomologica. Descrizioni e indagini sulle varietà di mele e di pere. Atti III Congresso Nazionale di Frutticoltura, Ferrara – 9-14 ottobre 1949. Vallecchi, Firenze.
DALLA FIOR G., 1963 – La nostra flora. Monauni, Trento.
MOLON G., 1901 – Pomologia. Descrizione delle migliori varietà di albicocchi, ciliegi, meli, peri, peschi. U. Hoepli ed., Milano.
MOLON G., 1926 – Le piante da frutto raccomandabili per l’alta Italia. Atti Congresso Pomologico di Trento, 20-20 settembre 1924. Scotoni, Trento.
TAMARO D., 1915 – Trattato di frutticoltura. Hoepli, Milano.
TAMARO D., 1923 – Trattato di frutticoltura. Frutticoltura speciale. 5° edizione. Hoepli, Milano.
TAMARO D., 1935 – Frutta di grande reddito. Hoepli, Milano.
TASSINARI G., 1976 – Manuale dell’agronomo. REDA, Roma.